Prima Selvalta in Campo, e così sia!
La piazza già gridava al sol vedere
Lo Zedde che cadeva col Tittìa

E qui nessuno mai potrà sapere
Cosa sarebbe stata la carriera
Se Salicotto il suo potea tenere

Ora che sull’Assunta viene sera
E all’inverno già ‘l pensiero vola
Ognuno sta a mirar la su’ bandiera

E pensa a quando alta e tutta sola
Sventolerà nel giorno di vittoria
Quasi privando il cor d’ogni parola.

A chi l’onta spettò, a chi la gloria
In questa Festa che fu tormentata
Come poc’altre di cui s’ha memoria

E con le quattro verdi destinata
A far tremar chi della mala sorte
Teme gli attacchi, e in quella giornata

Evita mal’auguri e occhiate storte.
Certo per il mossiere fu assai grama,
E de su’ mortaretti tutte scorte

Ebb’a finì, e poco bella fama
Darà di sé ne’ cuori de’ senesi
Per quanto poco nerbo ha quando chiama.

Ed i cavalli furon tutti illesi
Il che non si po’ dì per i fantini
Che nelle membra assai furono offesi

Da Trecciolin che giù per gli scalini
Del su’ cavallo ebbe a rotolare,
A cagion del mossier che i pedalini

A malapena sa far funzionare
A tutti l’altri che già messi in riga
Dietro al Padron si vieron superare

Dalla rincorsa come su quadriga
Da quel Salasso di nome e di fatto
Che fu assai più forte della sfiga.

Il grande Trecciolino unn’è più adatto
A fare i giochi quando già spariglia
L’Armata Brancaleon ch’egli s’è fatto

E quindi al terzo giro la sua briglia
Si tira alquanto, e così finisce
Come foss’in un battito di ciglia

La su’ carriera, e quasi intristisce
Perché da ora in poi co’ terra in piazza
Sarà più dura a dir come sortisce

E tra l’ommini sui, che con ramazza
Debbano spazzolare il su’ cammino
Pochi ponno ora tener su la bazza:

Non lo Zeddone e punto lo Zeddino
Che al Pe’oro e al Drago han fatto fare
La parte di chi regge il gonnellino

E sì che ‘l primo ci potea provare
Che ‘l su motore andava mica poco
Ma lui c’aveva altro da guardare:

Dove gli andava il Nicchio, e quale gioco
Gli richiedeva ancora il Principale,
E allo spunto finale prese foco

Solo quando ‘l Bruschelli diè ‘l segnale
Facendosi da parte, ovvero tardi.
Du’ manatine ‘un ci starebban male

Fossi ne’ Servi, e con pochi riguardi
Farei presente al signor fantino
Che pe’ uscì dal digiuno unn’è mai tardi

Pè venì al Nicchio, i’ prode Minisino
M’ha dato quasi come l’impressione
D’un essersi svegliato quel mattino

E forse pronto è per la pensione.
Poco si può poi dire di Bighino
Mentre Tittìa ha perso un’occasione

Per giocà a l’autoscontri, e qualche fino
Conoscitore di cose paliesche
Disse di lui che fece un gioiellino.

Lascio tutto il giudizio a menti fresche
Anche se pe’ quant’è che mi riguarda
Io già lo manderei a coglier pesche

Ed a Veleno e all’Aquila maliarda
Vanno i miei complimenti, ché alla mossa
A Brio l’ipnotizzò, ed assai tarda

Fece la sua partenza, e della grossa
Lo fece sì dormir quanto bastante
A che la su’ rimonta nulla possa

Ed il cappotto fè restar distante.
Pertanto questa fu la mia ‘mpressione
D’una carriera alquanto appassionante

E pe’ non fare a guisa del coglione
Che tronfio si credea tutto sapere
Chiedo già venia e quasi compassione

E qui m’appello alle buone maniere:
Ché a ragionar di palio ‘un si finisce
Mai d’imparà, e pe’ finirla a bere

Brindiam che al Palio sempre vadan lisce.